La Salute Cardiovascolare degli Italiani

Dr.Daniele Milan
Area Interventistico-Diagnostica di Cardiologia ULSS 10

Movimiento, movimiento!Reduce dal Congresso Nazionale dei Cardiologi Ospedalieri (ANMCO) svoltosi dal 29 al 31 Maggio 2014 a Firenze  ho voluto divulgare i risultati del Terzo Atlante Italiano delle Malattie Cardiovascolari  Edizione 2014, che rappresenta una vasta indagine  condotta in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità dello stato di salute cardiovascolare degli italiani, a cui si aggiungono per la prima volta i dati sulla salute dei migranti. Il rapporto mette a confronto i risultati delle due indagini svolte nell’ambito dell’Osservatorio Epidemiologico Cardiovascolare a dieci anni di distanza l’una dall’altra (1998-2002 e 2008-2012).

Si  documentano  per la prima volta anche le abitudini alimentari e la prevalenza della combinazione di più stili di vita sani. I dati sono visitabili on line in modo libero , digitando il sito il Progetto Cuore.

Nel decennio considerato  nei soggetti con età compresa 35-74 aa, dove la prevenzione avrebbe più ricadute favorevoli ed investimento, non ci sono variazioni significative  della incidenza di malattie cardiovascolari a parte la differenza di  genere ( per sesso) : prevalenza di infarto  miocardico invariata ( 1,5% – 1,5 % maschi, 0,4%-0,6%  femmine),  così  come la prevalenza di incidenti cerebrovascolari ( attacchi ischemici transitori ed ictus ( 1,1 %-0,9% maschi,0,9%-0,7% femmine) e la prevalenza di ipertrofia ventricolare sinistra (2,4 %-2,3% maschi, 0,9% -0,9% femmine).

Sempre per la medesima categoria dei soggetti  indagati vi è stata una riduzione della prevalenza di fibrillazione atriale ed un aumento degli interventi di by-pass aorto coronarico o rivascolarizzazioni ( angioplastica).

L’ipertensione arteriosa  si è ridotta solo nelle donne ( 52%-51% maschi, 44%-37% femmine), lo stato del controllo farmacologico è migliorato in entrambi  i sessi, ma meglio nelle donne.

La prevalenza di ipercolesterolemia ( colesterolo totale e colesterolo LDL) è aumentata nei due sessi ( 20,8%-34,3% maschi, 24,6%-36,6%femmine) . Lo stato del controllo è comunque migliorato.

La intolleranza ai carboidrati  rimane un serio problema, sempre maggiore negli uomini ( diabete mellito: 11,4%-11,2% maschi,7,8%-7,6% femmine; iperglicemia a digiuno 9,9 %-10,8 % maschi, 5,2%-5,3% femmine).

La prevalenza di obesità è aumentata sia negli uomini che nelle donne, arrivando al 25 % in entrambi i sessi, un dato interessante è che l’adiposità addominale, una volta appannaggio del sesso maschile, e che correla con un aumentato profilo di colesterolo particolarmente ostruente i vasi del circolo, risulta più incrementata nelle donne, sconvolgendo il profilo “a pera tradizionale” dove le donne ingrassavano di più ai fianchi ( adiposità addominale: 22,5 %-26,6% maschi, 35,9%-40,3% femmine).

Con la legge antifumo del 2003 con divieto di fumare nei  locali pubblici si è assistito ad una importante riduzione  della abitudine al fumo ( maggiore negli uomini, ma con un trend in calo anche nelle donne), pur rimanendo un dato ancora elevato: fuma ancora più del 20 % della popolazione.

Per quanto riguarda lo stile di vita:

  • L’inattività fisica permane ancora elevata , specie nelle donne ( 34%-32% maschi,46,3%-41,6% femmine).
  •  Solo un terzo degli italiani mangia verdura e pesce in modo adeguato e solo il 14% degli uomini ed il 15% delle donne consumano dolci secondo le raccomandazioni, gli uomini mangiano ancora più salumi ed insaccati delle donne e consumano più alcool e bibite zuccherate.
  •  Considerando 5 abitudini alimentari sane, l’attività fisica adeguata, e l’assenza di fumodi sigaretta presenti contemporaneamente, solo il 6,9 % degli uomini ed il 12,8 % delle donne sul totale degli esaminati le adottano.

Alcune considerazioni conclusive emergono da questa indagine.

141716_ipercolesterolemiaLe moderne tecnologie possono aver contribuito alla riduzione o al contenimento di alcune patologie cardiovascolari  ( ad esempio la  riduzione della prevalenza di  fibrillazione atriale potrebbe essere dovuta alla implementazione della terapia di ablazione o delle cardioversioni elettriche),  il trattamento della ipercolesterolemia con alti dosaggi di statina o associazioni di ipolipemizzanti  rendono le cure più efficaci  e sicure, l’ipertensione arteriosa viene anch’essa curata meglio dato il contributo di associazioni farmacologiche precostituite a basso dosaggio e quindi con minor effetti collaterali.

Tuttavia siamo ancora lontani nel raggiungere risultati lusinghieri nella lotta alle malattie cardiovascolari, se non prendiamo atto che gli sforzi devono coinvolgere una maggior parte della popolazione con interventi di educazione e monitoraggio dello stato di salute, che partono anche a livello familiare e scolastico.

La considerazione più importante è che  occorre investire più risorse  nella prevenzione dei  fattori di rischio, la continuità delle cure fra ospedale e territorio, coinvolgendo anche il medico di famiglia, in programmi di educazione e prevenzione  anche con il fondamentale contributo dell’associazionismo nella continua diffusione della informazone  per l’adeguamento a corretti stili di vita  e l’ incoraggimanento alla attività fisica, in tutti i soggetti sani e anche per il  paziente cardiopatico che è stato considerato per troppo tempo un soggetto ad alto rischio o addirittura limitato.

E’ come dire che è  inutile investire su una buona sartoria che ti faccia o ti rimedi un vestito con abilità e maestria, se poi non si ha cura di mantenere in ordine o riguardare l’abito poiché non si sciupi.